WEBVTT

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Il 2 marzo 2026 lo Stretto di Hormuz, il principale punto di
strozzatura per il trasporto mondiale di

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petrolio, è stato chiuso a seguito della guerra di
aggressione degli Stati Uniti contro l’Iran.

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Da allora il prezzo della benzina è salito alle stelle e anche
il costo della vita quotidiano sta aumentando sensibilmente.

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Ancora una volta, quindi, è soprattutto la
popolazione comune a subire le conseguenze di questa crisi.

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I gestori delle stazioni di servizio parlano del “capitalismo
predatorio” delle grandi compagnie petrolifere, mentre loro stessi

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traggono ben pochi benefici dagli alti prezzi del carburante.

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Ma chi trae vantaggio da questa guerra?

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È degno di nota il fatto che le
multinazionali stiano registrando profitti da record,

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mentre la popolazione è in gravi difficoltà.

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Ad esempio, dall’inizio della guerra in Iran le
compagnie petrolifere registrano ogni giorno un

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aumento delle entrate pari a circa 21 miliardi di euro.

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Anche lo Stato tedesco, grazie agli elevati prezzi del
carburante e alle conseguenti maggiori accise, registra

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un gettito aggiuntivo giornaliero di 18 milioni di euro.

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Si tratta di un gettito aggiuntivo
mensile pari a 558 milioni di euro.

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Già a metà del 2025 l’esperto finanziario Ernst
Wolff aveva analizzato le conseguenze di una guerra

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con l’Iran e aveva affermato, cito testualmente:

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« questa guerra sta fruttando un sacco di soldi.

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Insomma, le aziende del settore degli armamenti, dietro alle
quali si nascondono le multinazionali del

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digitale e quelle finanziarie, stanno
realizzando profitti enormi grazie a questa guerra.

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Questo è un aspetto. Il secondo è che le piccole
e medie imprese continuano a subire pressioni.

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Se davvero dovesse verificarsi ora un attacco
su larga scala contro l’Iran, possiamo

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aspettarci che l’Iran chiuda lo Stretto di Hormuz.

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In tal caso, al mondo mancherebbe il 20% del gas
naturale necessario e il 25% del gas liquefatto necessario.

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E chi ne risentirà maggiormente? Nientemeno che
la classe media, perché i prezzi dell’energia qui

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da noi, nell’Occidente, andranno alle stelle ."

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Mentre quindi la classe media si impoverisce, sullo
sfondo della guerra in Iran si sta verificando un’enorme

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ridistribuzione della ricchezza dai poveri ai ricchi.

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Secondo Ernst Wolff, ciò avviene soprattutto attraverso gruppi
finanziari come, ad esempio, BlackRock, che gestiscono il denaro

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dei super ricchi e sono i maggiori azionisti
sia delle compagnie petrolifere che delle aziende

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del settore della difesa e dei gruppi digitali.

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BlackRock e simili sono quindi anche i
maggiori beneficiari di crisi come la guerra in Iran.

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È una coincidenza che il fondatore di BlackRock, “Larry Fink”,
sia un massone di alto grado e membro di diverse logge antiche?

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Nell’agosto del 2025 Larry Fink ha assunto anche la guida del
World Economic Forum (WEF), anch’esso fondato da massoni di

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alto grado, una mossa che si sta rivelando un espediente per
concentrare il potere nelle mani di pochi giganti della finanza.

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Proprio quest'uomo, all'inizio di quest'anno, ha
previsto due possibili conseguenze della guerra contro l'Iran:

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Prosperità e crescita a livello mondiale, se l’Iran si
«sottomettesse» all’Occidente, oppure una grave

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recessione globale causata dall’aumento del prezzo del petrolio.

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Non ci sarà via di mezzo, secondo Larry Fink.

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Ma potrebbe forse essere che Larry Fink e il “suo” WEF
non abbiano affatto interesse alla prosperità mondiale?

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Eppure, solo pochi anni fa, il WEF pubblicava sul
proprio sito web un video promozionale con il messaggio

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chiave: «Non possiederai più nulla e sarai felice».

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Il WEF e i suoi leader avrebbero forse
abbandonato i piani di una espropriazione su scala

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mondiale? I segnali non sembrano indicarlo.

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Di conseguenza, la guerra in Iran e le sue conseguenze – come ad
esempio l’impennata dei prezzi del carburante, l’inflazione

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galoppante e la conseguente povertà di ampie
fasce dell’umanità – potrebbero rappresentare

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l’inizio di questo «non possedere più nulla».

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Cari telespettatori, siate quindi vigili e non lasciatevi
distrarre dai focolai di agitazione che si manifestano ovunque,

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che vi impediscono di individuare chi tira davvero le fila.

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Rimanete sintonizzati su Kla.TV per individuare e
smascherare chi trae profitto dalla crisi dietro le quinte.
